Lei – Storia di una Strega

Correva veloce lungo la via della notte, inciampando tra i rami e le radici delle piante piegate dal vento e dagli anni. Le ferite ed i lividi bruciavano le suole, il sudore velava la fronte, il calore del corpo lasciava spazio al ghiaccio della notte, le dita scorrevano veloci lungo il palmo della mano, quasi a voler oltrepassare la carne ed arrivare a sentire l´energia del sangue caldo, che scorreva veloce nelle vene. Gli antichi tronchi donavano protezione e sostegno, ma la strada era lunga, dissestata, asciutta e scivolosa allo stesso tempo. Nessuna possibilitá di ritornare, alcuna conoscenza delle distanze, meta sconosciuta.

Aveva visto quegli uomini altre volte, il volto ombroso, il cappello calato sugli occhi piccoli e socchiusi, i segni del tempo e dei pensieri marchiati sulla pelle spessa e scura. Loro la volevano: braccata per secoli, persa piú volte in mare, ritrovata oltre i ghiacci del monte ad Est della pianura, fuggita ancora tra le acque del lago, due volte.

Soltanto in un´occasione riuscirono a rinchiuderla, per il tempo di due Lune, incatenata ad una roccia fredda ed antica all´interno delle grotte magiche della Foresta Nera. Quando ritrovarono il falco che stringeva nel becco una ciocca dei suoi capelli, restarono immobili per qualche secondo, osservando le gocce d´acqua diventare vapore attorno alla pietra, illuminata da un raggio di luce che filtrava dall´alto, liberato dalla morsa della montagna dove nemmeno l´aria spesso riusciva ad arrivare.

Fu l´ultima volta che la videro.

Molte Ere si susseguirono, una dietro l´altra, in una frenetica rincorsa che lasciava dietro di sé il sapore del sudore, del sangue, di candele bruciate e catene spezzate. Eppure soltanto Lei ricordava. I volti di quegli uomini ritornavano, improvvisamente: attraverso gli occhi di un bambino, di un vecchio, di una madre, di giovani uomini. Riaffioravano con audacia e prepotenza, senza preavviso, in estate o in pieno inverno. E la corsa ricominciava. Daccapo. Frenetica e costante, verso una meta sconosciuta e banale al contempo.

Ricercata e desiderata. Interrogata e supplicata. Ammirata e condannata. Eternamente alla ricerca della via nella foresta, cantando al piccolo popolo e fuggendo dai suoi cacciatori.

Attraverso le felci trovó finalmente una tana di tasso e chiese il permesso di entrare. Le furono offerte ghiande fresche, formiche d´acqua e bacche dolci per colazione. Infine gli inseguitori mollarono la presa, la terza notte dopo la luna di Marzo.

Lei tornó a casa, sopravvissuta e stanca. Bació la Luna, si pettinó i capelli, bevve latte di capra e dormí per dodici notti sopra un letto di foglie d´edera.

In attesa del suo bambino.

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